Pierluigi Di Lizia

Spiega il funzionamento del Ground Reference model della mini-trivella che era a bordo della sonda PHILAE rilasciata da ROSETTA sulla cometa Chury.
Pierluigi Di LiziaPolitecnico di Milano

Sabato 28 Luglio ore 17:00

PIERLUIGI DI LIZIA

Pierluigi Di Lizia è docente di Meccanica Aerospaziale presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali del Politecnico di Milano. La sua attuale attività di ricerca si concentra sul problema della sorveglianza e monitoraggio dell’ambiente spaziale e su tecniche avanzate di navigazione di satelliti. È stato responsabile dello sviluppo delle procedure per le operazioni dello strumento SD2 a bordo del lander Philae della missione Rosetta.

Villa Borzino

Auditorium.

Il lungo viaggio della missione Cassini-Huygens è incominciato vent’anni fa, alle 4.43 di una calda notte dell’ottobre 1997. Ma la storia di quella che è la più grande e ambiziosa missione finora mai realizzata per l’esplorazione di un pianeta è incominciata molto prima, a valle del successo così come dei molti interrogativi aperti lasciati dai fly-by delle missioni Voyager. La missione, dedicata all’Astronomo italiano Gian Domenico Cassini e all’astronomo olandese Christian Huygens, è il frutto di una partnership stipulata nel 1989 fra NASA, ESA e ASI. Nell’ambito del progetto, che si è concretizzato nel lancio dell’orbiter Cassini della NASA e del lander Huygens dell’ESA, l’Italia ha assunto la responsabilità della realizzazione di uno degli elementi più critici: l’antenna ad alto guadagno (di 4 metri di diametro, nemmeno immaginabile prima). Oggi, a oltre dodici anni dalla sua entrata nell’orbita di Saturno e dalla discesa di Huygens nell’atmosfera di Titano, Cassini ha eseguito la sua ultima manovra, lasciandoci in eredità dati scientifici di ineguagliabile valore